20/07/2010
Nella chimica europea le Pmi (Piccole medie Imprese) rappresentano un terzo circa dell’occupazione e una quota molto più alta nella chimica fine e specialistica. Questa ha conseguenze in tema di regolamentazione: a parità di obiettivi, gli extra-oneri di costo e tempo penalizzano di più le Pmi in quanto operano come costo fisso. È quanto viene spiegato nel rapporto "L’industria chimica in cifre 2010" di Federchimica, che spiega anche che in Italia il ruolo delle Pmi chimiche è ancora più rilevante, rivestono infatti il 61% dell’occupazione (anche se il dato include filiali di gruppi esteri). Si tratta di imprese di qualità, come mostrano tutti i parametri caratteristici decisamente più alti rispetto alle Pmi industriali. Nell’ambito del "Quarto capitalismo", con cui si individuano le imprese di medie dimensioni considerate come elemento di vitalità dell’industria italiana, la chimica ricopre il 12% del fatturato e mostra una crescita più vivace di tutti gli indici di sviluppo. Tra le principali imprese chimiche a capitale italiano figurano grandi realtà della chimica di base, ma anche tanti medi gruppi in espansione, spesso leader nel loro segmento di specializzazione e sempre più con una presenza internazionale: il 32% della produzione avviene, infatti, all’estero. L’entrata in classifica di nuovi attori testimonia un processo di crescita dimensionale. (fonte: Federchimica)
20/07/2010
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